| Alle penne rosse | Espansioni | Muoia Sansone con tutti i Filistei | Rawlog
Troppo emotivo per la materia fiscale!
)

Scorri per
leggere il Rawlog

Nov 2025

Vorrei ben vedere. Con gli argomenti affrontati dal punto di vista di un qualsiasi Cittadino, sarebbe strano il contrario.

Il contenuto e le domande poste nascono dalla vita vera, nella quale sono d’accordo che sia necessario mantenere la razionalità, l’oggettività. Ma sono anche dell’idea che, nella stessa, di fatto ci si arrabbia anche, ci si confonde, ci si incazza.

Chi tutti i giorni ragiona e cerca un senso in mezzo alla giungla del Sistema Fiscale è, non dimentichiamocelo, sempre e comunque una persona, un essere umano. E come tale, è razionale, finché non gli toccano ciò che ama.

La razionalità è certamente nobile, ma sono le emozioni a renderla reale. Non una sovrastruttura da spettacolo teatrale.

Non è, quindi, secondo me l’emozionalità delle nostre giornate il difetto. Al contrario: è quello che ci rende superiori a qualsiasi macchina, perché sappiamo piangere, indignarci. Perché non ci accontentiamo dell’illogico quando qualcosa ci fa male, ci danneggia, quando i conti del benessere non tornano e l’istinto ce lo dice con tutta la forza di cui è capace, anche se la mente non riesce a mettere a fuoco la causa.

È proprio per questo che l’uso della tecnologia, in questo libro, non sostituisce la mia voce ma, anzi, la aiuta a recuperare i binari della razionalità, dell’oggettività e dell’obiettività quando le emozioni, indotte dalle situazioni, iniziano a fischiare come una pentola a pressione.

Per questo la chat con GPT è un aspetto positivo. Tra le due nature (umana e tecnologica), la razionalità delle persone è sempre e comunque superiore fino al toccare determinate corde, sulle quali rischia di non esserlo più. L’Intelligenza Artificiale, in questo frangente, può aiutare più di ogni altro strumento a recuperarla.

Nei Promessi Sposi sono Lucia e sua madre Agnese, due persone, a far recuperare la razionalità a Renzo. Il loro ruolo è sicuramente importante per tutta la storia.

Ma è stato proprio lui, Renzo, a far appassionare il popolo al romanzo, a legare la passione in centinaia di migliaia di persone in due secoli.

Caparbio, iracondo, robusto, forte, rude, aspro.

Rozzo agli occhi dei potenti, rigido nel mantenere inflessibile, senza mai tentennare, il sogno di sposare la sua amata e, soprattutto, nel suo essere tempestoso verso chi gli impediva di realizzarlo “mettendo ostacoli” alle sue giornate. 

Insomma, nel suo trovarsi in mezzo ai problemi suo malgrado. Nel farvi fronte si con i pregi, ma soprattutto con i propri difetti, alimentandone talmente tanto l’energia da poterla usare per superarli, gli ostacoli, in modo incredibile.

Un ragazzo semplice, uno qualunque, normale, con la sua bontà, e – perché no – anche con la sua emotività indotta dal sistema: le incazzature, le sfuriate, sporche di realtà, come le mani di chi lavora la terra.

Renzo non è uno di quegli eroi che sono più forti del colpo che ricevono. È una delle persone normali, come la fetta di popolazione – la stragrande maggioranza – che ha decretato il successo del racconto. La parte della società che – non solo ai tempi dell’ambientazione del romanzo, ma anche due secoli dopo, quando è stato pubblicato – di colpi ne subiva tanti, quotidianamente, perché non era protetta dalle istituzioni.

Proprio per questo, come Renzo, la gente imparava ogni volta a superare gli ostacoli che i padroni del popolo avrebbero dovuto rimuovere.  Proprio grazie all’essere “troppo emotive” per la cultura dei tempi, le persone imparavano a rimanere a galla, a tenere la testa fuori dal mare rimboccandosi le maniche, come il protagonista del romanzo.

Non improvvisandosi parte dell’aristocrazia come, invece, fa Don Abbondio “il vigliacco”.

Certo, anche lui è vincitore de i Promessi Sposi. Ci sono varie scuole di pensiero culturale sostengono la tesi: come Renzo, sopravvive alla peste, ai potenti, e inoltre raggiunge il suo scopo primario di “non avere inquietudini”.

Non è, e non diventa nel corso della storia, un brigante, un delinquente.  Un malvagio.

È una tesi che mi vede d’accordo. Anche lui vince.

Ma è un vigliacco.

Per questo la sua non è una storia entusiasmante.

Vladimiro M. Sansone

Nati per ampliare i contenuti dei libri RAWLINE. Capitoli extra, considerazioni, materiale da scaricare, da visionare. A supporto del testo o come aggiunta allo stesso.

Il cuore dell’irrisolto: il quasi e l’assenza del momento opportuno

Scorri perleggere il RawlogLa storia di A cambiare il vento non è mancata. È sfiorata.La differenza è enorme, perché lo sfioramento diventa dipendenza. Il nodo non è romantico: è logico-emotivo....

La nostalgia e i luoghi della memoria

Scorri perleggere il RawlogIn A cambiare il vento la nostalgia non è un filtro Instagram. Non nasce da frasi poetiche costruite a tavolino. Nasce da tre elementi concreti: una geografia emotiva...
| Alle penne rosse | Espansioni | Muoia Sansone con tutti i Filistei | Rawlog
Troppo emotivo per la materia fiscale!
)

Scorri per
leggere il Rawlog

Nov 2025

Vorrei ben vedere. Con gli argomenti affrontati dal punto di vista di un qualsiasi Cittadino, sarebbe strano il contrario.

Il contenuto e le domande poste nascono dalla vita vera, nella quale sono d’accordo che sia necessario mantenere la razionalità, l’oggettività. Ma sono anche dell’idea che, nella stessa, di fatto ci si arrabbia anche, ci si confonde, ci si incazza.

Chi tutti i giorni ragiona e cerca un senso in mezzo alla giungla del Sistema Fiscale è, non dimentichiamocelo, sempre e comunque una persona, un essere umano. E come tale, è razionale, finché non gli toccano ciò che ama.

La razionalità è certamente nobile, ma sono le emozioni a renderla reale. Non una sovrastruttura da spettacolo teatrale. 

Non è, quindi, secondo me l’emozionalità delle nostre giornate il difetto. Al contrario: è quello che ci rende superiori a qualsiasi macchina, perché sappiamo piangere, indignarci. Perché non ci accontentiamo dell’illogico quando qualcosa ci fa male, ci danneggia, quando i conti del benessere non tornano e l’istinto ce lo dice con tutta la forza di cui è capace, anche se la mente non riesce a mettere a fuoco la causa.

È proprio per questo che l’uso della tecnologia, in questo libro, non sostituisce la mia voce ma, anzi, la aiuta a recuperare i binari della razionalità, dell’oggettività e dell’obiettività quando le emozioni, indotte dalle situazioni, iniziano a fischiare come una pentola a pressione.

Per questo la chat con GPT è un aspetto positivo. Tra le due nature (umana e tecnologica), la razionalità delle persone è sempre e comunque superiore fino al toccare determinate corde, sulle quali rischia di non esserlo più. L’Intelligenza Artificiale, in questo frangente, può aiutare più di ogni altro strumento a recuperarla.

Nei Promessi Sposi sono Lucia e sua madre Agnese, due persone, a far recuperare la razionalità a Renzo. Il loro ruolo è sicuramente importante per tutta la storia.

Ma è stato proprio lui, Renzo, a far appassionare il popolo al romanzo, a legare la passione in centinaia di migliaia di persone in due secoli. 

Caparbio, iracondo, robusto, forte, rude, aspro.

Rozzo agli occhi dei potenti, rigido nel mantenere inflessibile, senza mai tentennare, il sogno di sposare la sua amata e, soprattutto, nel suo essere tempestoso verso chi gli impediva di realizzarlo “mettendo ostacoli” alle sue giornate. 

Insomma, nel suo trovarsi in mezzo ai problemi suo malgrado. Nel farvi fronte si con i pregi, ma soprattutto con i propri difetti, alimentandone talmente tanto l’energia da poterla usare per superarli, gli ostacoli, in modo incredibile.

Un ragazzo semplice, uno qualunque, normale, con la sua bontà, e – perché no – anche con la sua emotività indotta dal sistema: le incazzature, le sfuriate, sporche di realtà, come le mani di chi lavora la terra.

Renzo non è uno di quegli eroi che sono più forti del colpo che ricevono. È una delle persone normali, come la fetta di popolazione – la stragrande maggioranza – che ha decretato il successo del racconto. La parte della società che – non solo ai tempi dell’ambientazione del romanzo, ma anche due secoli dopo, quando è stato pubblicato – di colpi ne subiva tanti, quotidianamente, perché non era protetta dalle istituzioni.

Proprio per questo, come Renzo, la gente imparava ogni volta a superare gli ostacoli che i padroni del popolo avrebbero dovuto rimuovere.  Proprio grazie all’essere “troppo emotive” per la cultura dei tempi, le persone imparavano a rimanere a galla, a tenere la testa fuori dal mare rimboccandosi le maniche, come il protagonista del romanzo.

Non improvvisandosi parte dell’aristocrazia come, invece, fa Don Abbondio “il vigliacco”.

Certo, anche lui è vincitore de i Promessi Sposi. Ci sono varie scuole di pensiero culturale sostengono la tesi: come Renzo, sopravvive alla peste, ai potenti, e inoltre raggiunge il suo scopo primario di “non avere inquietudini”. 

Non è, e non diventa nel corso della storia, un brigante, un delinquente.  Un malvagio. 

È una tesi che mi vede d’accordo. Anche lui vince.

Ma è un vigliacco. 

Per questo la sua non è una storia entusiasmante.

Vladimiro M. Sansone